Mi è rimasta impressa, in quella sera fredda di quel 28 Gennaio 2018, la reazione di sorpresa, mitigata da un largo sorriso, dell'indimenticabile don Alberto, alle mie parole di benvenuto, pronunciate dall'altare al cospetto di una folla di fedeli, triste per l'addio di don Abis e speranzosi per l'arrivo del giovane prete sorridente.
Ricordo che all'invito: "...Sinnai è docile al progetto di Dio, ci aiuti a salire tutti nell’arca ideale dove lei, timoniere illuminato dal Signore, ci faccia solcare il difficile mare della vita, là faccia salire, in primis, gli ultimi, quelli senza voce, gli sbandati, chi crede di non avere speranza..." rivolse il suo sguardo in alto come dire: Signore ce la farò? Aiutami!
Ebbene, questa settimana, dove molti (bambini, giovani, adulti, benestanti, poveri, atei, anziani, malati...) hanno invocato pensieri augurali per il suo compleanno, senza citare il numero di anni perchè il tempo si è inchinato al concetto di beata eternità , mi torna in mente il periodo difficile del covid in cui, più degli esperti, dei politici di turno e dei virologi, il nostro Don ci rassicurava, infondeva speranza, fiducia in una evoluzione positiva. Quanti ha rincuorato, quanti ha "trascinato" nella fede col suo fare semplice, coinvolgente ed inclusivo!
Ecco il modello del sacerdote, voluto e raccomandato da Papa Francesco: un civile religioso in grado di sporcarsi le scarpe, umile , soprattutto con i deboli, vicino alla comunità , pronto ad incitare chi non vede luce, gioioso con chi gioisce.
Don Alberto, col quale ho avuto rari contatti e, quindi, ragiono da semplice ma attento osservatore, racchiudeva queste virtù che, a dire il vero, come naturale passaggio di testimone, colgo in padre Gabriele la cui ultima omelia (o meglio chiacchierata tra amici) è apparsa come lo statuto del buon cristiano: meno riti ma sostanza, meno indifferenza ma condivisione con i fatti, meno concetti filosofici/teologici ma più azioni, meno io e più noi.
Franco Olla

Carissimi,












