Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati: Santi giovani e moderni

Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati: Santi giovani e moderni

Piazza San Pietro è stata invasa, Domenica scorsa, da oltre 80mila fedeli, provenienti da tutto il mondo, per assistere alla canonizzazione di due giovani, laici ed italiani.

Un grande evento di solennità cristiana, con al centro due figure timidamente forti di Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, subito definito una festa bellissima da Papa Leone XIV che ha lanciato un appello pressante, soprattutto ai giovani, "a non sciupare la vita ma ad orientarla verso l'alto ed a farne un capolavoro".

Il pensiero si è concentrato sulla vita di Carlo e Pier Giorgio, sulle loro parole che emozionano ma che pongono domande: "non io, ma Dio" esclamava Carlo e Pier Giorgio diceva: "se avrai Dio per centro di ogni tua azione, allora arriverai fino alla fine".

Ed è stata la loro vita di ragazzi normali, credenti e credibili, a dimostrare che per essere santi non bisogna essere perfetti ma è necessario fare un passo indietro e far emergere la bellezza della vita e del Vangelo.

Carlo era un ragazzo come tutti gli altri, il millenial dalla felpa e scarpe da ginnastica, solare, sorridente, che ha fatto della sua vita un capolavoro crescendo in famiglia, tra amici, in parrocchia, a scuola (pare non eccellesse) dove ben coltivava il senso dell'amicizia. Gli veniva riconosciuta la grande capacità di stare vicino a chi faticava negli studi o aveva difficoltà di inserimento.

Oggi si potrebbe dire: un difensore del bullismo! Nel suo quotidiano c'era la messa, il rosario, l’Adorazione ma anche la musica, il cinema e la competenza sulle nuove tecnologie informatiche tanto da essere battezzato come influencer di Dio. Resta, tuttavia, un punto di partenza che si infrange contro il modus vivendi moderno che, ricorda la madre di Carlo, lo lasciava perplesso; si chiedeva, infatti, come mai si facevano file chilometriche per un concerto o per una partita di calcio mentre nessuna fila vedeva davanti al tabernacolo dove c'è la reale presenza di Cristo.

Pier Giorgio, figlio di genitori dell'alta borghesia dell’inizio del Novecento, voleva fortemente testimoniare la sua gioia di vivere in Cristo nella carità e nella vicinanza agli ultimi tanto che lo si vedeva spesso guidare carretti pieni di viveri e, perciò, venne additato come "Frassati Impresa Trasporti ". Grande fu la meraviglia della sua famiglia, come pure quella di Carlo, per la presenza ai loro funerali di gente sconosciuta, poveri, fragili, dimenticati... Pier Giorgio soleva dire ai suoi amici del gruppo amanti della montagna: "a noi non è permesso di vivacchiare, noi dobbiamo vivere" e la carità , scopo della sua vita, era il fine a cui desiderava tendere.

E, sottolinea con forza il Papa, perfino quando la malattia ha stroncato le due giovani vite non ha impedito loro di offrirsi a Dio e pregarlo non solo per loro. Pier Giorgio una volta disse che il giorno della morte sarebbe stato il più bel giorno della sua vita e, in una foto che lo riprende mentre scala una montagna, scrisse: "verso l'Alto" mentre Carlo soleva dire che il Cielo ci aspetta da sempre e che dare il meglio noi oggi è amare il domani.
Mentre continuo a scrivere mi accorgo che mi riferisco ai Nostri chiamandoli per nome come se stessi, in animo, dialogando con loro, come si fa con i ragazzi, dimenticando che Papa Francesco li ha definiti uno "il patrono di internet" e l'altro "un alpinista dello spirito" per cui dovrei rivolgermi loro con la sacra qualificazione che Papa Leone XIV ha conferito solennemente loro: San Carlo Acutis e San Pier Giorgio Frassati.

Ma quale messaggio cogliamo da questa canonizzazione solenne? Noi siamo timorosi di osare nella nostra fede, questi Santi giovani hanno osato guardare oltre, hanno avuto uno sguardo che ti permette di stare nell'oggi, nel quotidiano e metterti in gioco senza paura vivendo felici nella libertà di figli di Dio. Bella l'espressione di Carlo: "Gesù mi fa visita tutti i giorni con l'Eucarestia ed io restituisco questa visita ai poveri". Per rispondere alla domanda mi viene in soccorso il solito Papa Francesco che con la sua esortazione apostolica Gaudete Exsultate, sulla chiamata alla santità nel mondo moderno, parla dei Santi della porta accanto e raccomanda: "non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati… mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono i figli con tanto amore, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa… questa è tante volte la santità della porta accanto, quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio.

Infine, Papa Francesco tuona: "per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti o religiosi… tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno di noi la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno. Sei una consacrata o consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro. Sei genitore, nonno o nonna? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù". E, espressione che andrebbe bene per chi "lavora" in politica: "sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali". Vorrei concludere citando le parole semplici di Papa Leone, prima del Rito delle Canonizzazioni: "Anche tutti voi, tutti noi, siamo chiamati ad essere santi".

Franco Olla

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